la Morfologia del Pronome
Ruolo Riflessivo

testo - pag.1

NOVECENTO

Alle 21 e 37 del secondo giorno di navigazione, col Virginian spedito a 20 nodi sulla rotta per l'Europa, Jelly Roll Morton si presentò nella sala da ballo di prima classe, elegantissimo, in nero. Tutti sapevano benissimo cosa fare. I ballerini si fermarono, noi della band posammo gli strumenti, il barman versò un whisky, la gente ammutolì. Jelly Roll prese il whisky, si avvicinò al pianoforte e guardò negli occhi Novecento. Non disse nulla, ma quello che si sentì nell'aria fu: "Alzati da lì". Novecento si alzò. "Lei è quello che ha inventato il jazz, vero?" "Già. E tu sei quello che suona solo se ha l'Oceano sotto il culo, vero?" "Già."

Si erano presentati. Jelly Roll si accese una sigaretta, l'appoggiò in bilico sul bordo del pianoforte, si sedette, e iniziò a suonare. Ragtime. Ma sembrava una cosa mai sentita prima. Non suonava, scivolava. Era come una sottoveste di seta che scivolava via dal corpo di una donna, e lo faceva ballando. C'erano tutti i bordelli d'America, in quella musica, ma i bordelli quelli di lusso, quelli dove è bella anche la guardarobiera. Jelly Roll finì ricamando delle notine invisibili, in alto in alto, alla fine della tastiera, come una piccola cascata di perle su un pavimento di marmo. La sigaretta era sempre là, sul bordo del pianoforte: mezza consumata, ma la cenere era ancora tutta lì. Avresti detto che non aveva voluto cadere per non far rumore. Jelly Roll prese la sigaretta tra le dita, aveva mani che erano farfalle, l'ho detto, prese la sigaretta e la cenere se ne stette là, non voleva saperne di cadere, forse c'era anche un trucco, non so, certo non cadeva. Si alzò, l'inventore del jazz, si avvicinò a Novecento, gli mise la sigaretta sotto il naso, lei e tutta la sua cenere bella ordinata, e disse: "Tocca a te, marinaio".

Novecento sorrise. Si stava divertendo. Sul serio. Si sedette al piano e fece la cosa più stupida che poteva fare. Suonò Torna indietro paparino, una canzone di un'idiozia infinita, una roba da bambini, l'aveva sentita da un emigrante, anni prima, e da allora non se l'era più tolta da dosso, gli piaceva, veramente, non so cosa ci trovasse ma gli piaceva, la trovava commovente da pazzi. Certo non era quello che si direbbe un pezzo di bravura. Volendo l'avrei saputa suonare perfino io. Lui la suonò giocando un po' coi bassi, raddoppiando qualcosa, aggiungendo due o tre svolazzi dei suoi, ma insomma era un'idiozia e un'idiozia rimase. Jelly Roll aveva la faccia di uno a cui avevano rubato i regali di Natale. Fulminò Novecento con due occhi da lupo e si risedette al piano. Staccò un blues che avrebbe fatto piangere anche un macchinista tedesco, sembrava che tutto il cotone di tutti i negri del mondo fosse lì e lo raccogliesse lui, con quelle note. Una cosa da lasciarci l'anima. Tutta la gente si alzò in piedi: tirava su col naso e applaudiva. Jelly Roll non fece nemmeno un accenno di inchino, niente, si vedeva che stava per averne piene le palle di tutta quella storia.

Toccava di nuovo a Novecento. Già partì male perché si sedette al piano con negli occhi due lacrimoni così, per via del blues, si era commosso, e questo si può anche capire. II vero assurdo fu che con tutta la musica che aveva in testa e nelle mani cosa gli venne in mente di suonare? II blues che aveva appena sentito. "Era così bello", mi disse poi, il giorno dopo, per giustificarsi, pensa te. Proprio non aveva la minima idea di cosa fosse un duello, non ne aveva la minima idea. Suonò quel blues. Per di più nella sua testa si era trasformato in una serie di accordi, lentissimi, uno dopo l'altro, in processione, una noia micidiale. Lui suonava tutto accartocciato sulla tastiera, se li godeva a uno a uno quegli accordi, anche strani, oltretutto, roba dissonante, lui se li godeva proprio. Gli altri, meno. Quando finì partì perfino qualche fischio.

Fu a quel punto che Jelly Roll Morton perse definitivamente la pazienza. Più che andare al piano, ci saltò sopra. Tra sé e sé ma in modo che tutti capissero benissimo sibilò poche parole, molto chiare. "E allora vai a fare in culo, coglione."

Poi attaccò a suonare. Ma suonare non è la parola. Un giocoliere. Un acrobata. Tutto quello che si può fare, con una tastiera di 88 tasti, lui la fece. A una velocità mostruosa. Senza sbagliare una nota, senza muovere un muscolo della faccia. Non era nemmeno musica: erano giochi di prestigio, era magia bella e buona. Era una meraviglia, non c'erano santi. Una meraviglia. La gente diede di matto. Strillavano e applaudivano, una cosa così non l'avevano mai vista. C'era un casino che sembrava Capodanno. In quel casino, mi trovai davanti Novecento: aveva la faccia più delusa del mondo. E anche un po' stupita. Mi guardò e disse: "Ma quello è completamente scemo...". Non gli risposi. Non c'era niente da rispondere. Lui si piegò verso di me e mi disse: "Dammi una sigaretta, va'...".

Ero talmente stranito che la presi e gliela diedi. Voglio dire: Novecento non fumava. Non aveva mai fumato prima. Prese la sigaretta, si girò e andò a sedersi al pianoforte. Ci misero un po', in sala, a capire che si era seduto lì, e che magari voleva suonare. Ci scapparono anche un paio di battute pesanti, e risate, qualche fischio, la gente fa così, è cattiva con quelli che perdono. Novecento aspettò paziente che ci fosse una specie di silenzio, intorno. Poi gettò un'occhiata a Jelly Roll, che se ne stava in piedi, al bar, a bere da una coppa di champagne, e disse sottovoce: "L'hai voluto tu, pianista di merda". Poi appoggiò la mia sigaretta sul bordo del pianoforte. Spenta. E iniziò.

Così.

Il pubblico si bevve tutto senza respirare. Tutto in apnea. Con gli occhi inchiodati sul piano e la bocca aperta, come dei perfetti imbecilli. Rimasero così, in silenzio, completamente tronati, anche dopo quella micidiale scarica finale di accordi che sembrava avesse cento mani, sembrava che il piano dovesse scoppiare da un momento all'altro. In quel silenzio pazzesco, Novecento si alzò, prese la mia sigaretta, si sporse un po' in avanti, oltre la tastiera, e la avvicinò alle corde del piano. Leggero sfrigolio. La ritirò fuori da lì, ed era accesa. Giuro. Bella accesa. Novecento la teneva in mano come fosse una piccola candela. Non fumava, lui, neanche sapeva tenerla fra le dita. Fece qualche passo e arrivò davanti a Jelly Roll Morton. Gli porse la sigaretta. "Fumala tu. Io non son buono." 

A. Baricco

(proff. Galeotti e Vecchi)


lessico - pag.1

nodi = unità di misura della velocità delle navi, equivalente ad un miglio nautico l'ora

in bilico = in equilibrio precario

Ragtime = un genere nato come musica da ballo in città come New Orleans, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, collegato con le origini del jazz

aveva mani che erano farfalle = bella metafora per indicare la leggerezza, la velocità e l'eleganza delle mani del pianista

accordi ... dissonanti = suoni che accostati producono un effetto aspro e sgradevole

blues = altro tipo di musica vocale e strumentale, tipica delle piantagioni e degli schiavi negli Stati del Sud, infatti subito dopo si legge: "sembrava che tutto il cotone di tutti i negri del mondo fosse lì e lo raccogliesse lui, con quelle note."

sibilò = disse a bassa voce, tra i denti

non c'erano santi = niente e nessuno poteva reggere il confronto, "non c'era pezza"

tutto accartocciato sulla tastiera = piegato sulla tastiera del pianoforte, quasi la abbracciasse

sfrigolio = il rumore lieve della sigaretta che si accende a contatto con le corde roventi del piano

(proff. Galeotti e Vecchi)


guida - pag.1

Nel brano che ti proponiamo puoi trovare i vari usi delle particelle pronominali sia con i verbi riflessivi che con i verbi intransitivi pronominali.

Sul lessico

Puoi usare il brano per classificare le varie tipologie e funzioni delle particelle,

puoi anche manipolarlo per introdurre tutti i tipi di particelle pronominali

Sul contenuto

Puoi trasformare il brano (dove Max racconta il duello tra Novecento e Jelly Roll Morton) in due lettere in cui i due musicisti mettono per iscritto i loro pensieri prima o dopo o durante (a tua scelta) la sfida

Cerca informazioni sul tipo di musica che i due protagonisti suonano e metti il jazz a confronto con i tuoi gusti musicali

(proff. Galeotti e Vecchi)


teoria - pag.1

Pronomi riflessivi di 1° e 2° persona singolare e plurale:

le particelle pronominali atone MI, TI, CI, VI  e le corrispondenti forme toniche ME, TE, NOI, VOI hanno anche funzione riflessiva (perciò sono dette pronomi riflessivi) e sono usati nella coniugazione dei verbi riflessivi, quei verbi cioè che esprimono un'azione che ricade sul soggetto stesso.

     Esempio: io mi lavo (= io lavo me stesso)

                    per la promozione potete contare solo su voi stessi

Pronomi riflessivi di 3° persona singolare e plurale:

i pronomi di terza persona SE' (se stesso) e SI hanno valore SOLO riflessivo e si riferiscono sempre e solo al soggetto sia singolare che plurale

     Esempio: egli pensa solo a ;     ella si lava

                   tutte pensano solo a sé stesse;      essi si salutano

Fai attenzione:

  • quando queste particelle accompagnano i verbi intransitivi pronominali, non hanno valore di pronomi riflessivi, ma fanno parte integrante del verbo.

     Esempio: io mi arrampico (non significa io arrampico me stesso, ma mi arrampico è voce del verbo arrampicarsi) 

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.1

ESERCIZIO 1

Nelle frasi seguenti sono presenti delle particelle pronominali; individuale e riconosci se si tratta di pronomi riflessivi o se accompagnano i verbi intransitivi pronominali:

 

DIARIO DI UNA SCHIAPPA

Appunto. Adesso manca solo che qualche idiota me lo scopra e si faccia l'idea sbagliata.

E poi si stupiscono che ci sia tanto bullismo nella scuola media.

Oggi è il primo giorno di scuola e stiamo aspettando che il Prof si sbrighi a finire la piantina della classe; così ho pensato che potevo scrivere qualcosa per passare il tempo.

Uno entra in classe, butta le sue cose sul primo banco che gli capita e poi si sente dire dal Prof: "Spero che vi piaccia il banco che avete scelto perché sarà il vostro posto per tutto l'anno."

Cos adesso mi ritrovo bloccato con Chris Hosey davanti e Lionel James dietro.

Jason Brill è arrivato in ritardo e a momenti si sedeva accanto a me, ma per fortuna sono riuscito a evitarlo giusto in tempo.

Voglio chiarire subito che secondo me la scuola media è la cosa più stupida che sia mai stata inventata. Ci sono dei  tappetti come me che non sono ancora cresciuti, insieme a dei gorilla che si devono fare la barba due volte al giorno.

Adesso è tutto molto più complicato. Adesso dipende da come ti vesti o da quanto sei ricco o se hai un bel sedere o non so cosa. E i tipi come Ronnie McCoy si grattano la testa e non riescono a capire cosa cavolo è successo.

Da quello che ho potuto dedurre, io dovrei essere al 52° o 53° posto quest' anno. Ma la buona notizia è che di sicuro guadagnerò una posizione perché sono subito sotto Charlie Davis che la prossima settimana si mette l'apparecchio.

L'unico modo per proteggersi dalla Malattia del Formaggio è incrociare le dita.

(adattamento da Jeff Kinney)

(proff. Galeotti e Vecchi)