la Metrica
⇨ introduzione

testo - pag.1

TESTO
PARAFRASI

Gabbiani
1 Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
2 ove trovino pace.
3 Io son come loro,
4 in perpetuo volo.
5 La vita la sfioro
6 com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
7 E come forse anch'essi amo la quiete,
8 la gran quiete marina,
9 ma il mio destino è vivere
10 balenando in burrasca.

V. Cardarelli, Poesie, Milano, Mondadori,  1996.

Io non so dove i gabbiani vadano a riposare (abbiano il nido), in quale luogo (ove) essi riescano a trovare la pace (il riposo dopo
le fatiche dei continui voli diurni). Io sono come loro, poiché trascorro la vita in continua attività (in perpetuo volo).
Anch'io entro solo ogni tanto (per necessità) in contatto (sfioro)
con gli aspetti materiali della vita, così come i gabbiani sfiorano l'acqua per catturare la preda di cui nutrirsi (ad acciuffare il cibo).
E anch'io, come forse anche i gabbiani, amo (e quindi desidero
fortemente) la quiete, la grande quiete marina, ma mi rendo conto
di essere destinato a vivere lampeggiando (balenando) nella
burrasca.

(prof. Pisani)


lessico - pag.1

La struttura metrica

Versi liberi, ossia non vincolati ad una struttura predeterminata.

  • v. 1 dove i gabbiani abbiano il nido v. 6 l'acqua ad acciuffare il cibo, v. 7 forse anch'essi amo: endecasillabi con le rispettive sinalefi
  • vv. 3, 4, 5: senari; vv 2, 8, 10 settenari; v. 9 ma il mio destino èottonario
  • con dieresi i versi 4 (perpetúo) e 7-8 (quiete), che risulterebbero così aumentati di una sillaba 
  • sono versi sciolti: c'è solo una rima (vv.3 e 5) e due assonanze (vv.1 e 6 /vv.3, 5 e 4).

Figure retoriche

  • vv. 3-4/5-6/ 7-8  similitudini;

  • vv. 2-4-8-10 pace/perpetuo volo e quiete/burrasca: antitesi

(prof. Pisani)


guida - pag.1

L'attività si pone i seguenti obiettivi:

  • Saper analizzare il testo da un punto di vista tematico e stilistico
  • Saper cogliere analogie e differenze con altri componimenti poetici
  1. Si propone la lettura e l'analisi metrico-stilistica del componimento di Vincenzo Cardarelli, Gabbiani, inserito nella raccolta Poesie, pubblicata nel 1942, con domande del tipo: - Come è scritta la poesia? Quali figure retoriche riesci a scorgere? Prova a leggere a voce alta il componimento e a segnare gli accenti ritmici, ovvero gli accenti che conferiscono particolare "rilevanza" soltanto ad alcune delle sillabe presenti nel verso. Com'è secondo te il ritmo della poesia? É presente un enjambement?
  2. Si invitano gli studenti a riflettere sulla condizione dell'uomo/poeta attraverso le immagini semplici ed efficaci che lo stesso poeta traccia con domande del tipo:- Qual è il tema centrale della poesia? Attraverso quale analogia viene rappresentato? Se pensi all'attualità, al difficile momento storico che stiamo attraversando l'immagine del gabbiano a quale immagine d'uomo potrebbe essere accostata?
  3. Si conclude l'attività con le espansioni, ovvero ulteriori spunti di lavoro da proporre in classe
  • Charles Baudelaire (1821-1867), poeta francese, è autore di una lirica L'albatro, tratta dalla raccolta i Fiori del male. Leggila e prova a rintracciare analogie e differenze con Cardarelli. Segui la breve traccia riportata di seguito:
    Come Cardarelli, Boudelaire si paragona ad un uccello per testimoniare la posizione del poeta all'interno di una società che non è più capace di comprendere i valori della poesia, sei d'accordo?
    Elenca gli elementi comuni e discordanti tra i due componimenti.

Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
       Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
       Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
       Il vascello che va sopra gli abissi amari.

 5    E li hanno appena posti sul ponte della nave
       Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
       Pietosamente calano le grandi ali bianche,
       Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

       Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
 10  Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
       Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
       L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!

       Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
       Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
 15  Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
       Per le ali di gigante non riesce a camminare.

Charles Baudelaire, L'Albatro

(prof. Pisani)


teoria - pag.1

La METRICA, dal greco métron misura, è la disciplina che studia le regole che caratterizzano la struttura del verso e della strofa. Conoscerne le regole permette di analizzare e commentare qualsiasi opera poetica.

Il VERSO (dal latino vertere, voltare, andare a capo) è l'unità fondamentale costituita da una serie di sillabe su cui cade l'accento ritmico o ictus (dal latino battuta di tempo, percussione). Una poesia può essere costiruita da uno o più versi di lunghezza variabile. I versi della tradizione poetica italiana sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe dal quale prendono il nome e si distinguono in PARISILLABI (numero di sillabe pari e accenti ritmici in posizioni fisse) e IMPARISILLABI (numero di sillabe dispari e accenti ritmici in posizione mobile):

NOME E CARATTERISTICHE DEL VERSO

NUM.

SILLABE

ESEMPI

BISILLABO

ha per forza un solo accento sulla prima sillaba

2
Dopo tanta
nébbia
a ùna
a ùna
si svelano
le stelle
(G. Ungaretti)

TRISILLABO

ha un unico accento ritmico sulla seconda sillaba

3
"La mòrte
si scónta
vivéndo
(G. Ungaretti)

QUADRISILLABO

ha due accenti sulla prima e sulla terza sillaba

4
"Col mare
mi sono fatto
ùna bàra
dì freschézza
(G. Ungaretti)

QUINARIO

ha due accenti: uno sulla prima o seconda sillaba, l'altro sulla quarta sillaba

5
"Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche.
nei campi arati tornano al presepe
tàrde le vàcche."
(G. Pascoli)

SENARIO

ha due accenti ritmici: uno sulla seconda e l'altro sulla quinta sillaba

6
"E càdono l'óre
giù giù, con un lènto
gocciàre. Nel cuòre
lontàne risènto
paròle di mòrti…"
(G. Pascoli)

SETTENARIO

ha un accento fisso sulla sesta sillaba e l'altro mobile su una delle prime quattro

7
"Come già ti vedeva... Come quando spirasti" (G. Ungaretti )

OTTONARIO

ha gli accenti ritmici sulla terza e sulla settima sillaba

 8
Quant'è bèlla giovinèzza
che si fùgge tuttavìa:
chi vuol èsser lieto, sìa,
di domàn non c'è certèzza.
(Lorenzo il Magnifico)

NOVENARIO

ha tre accenti ritmici che cadono sulla seconda, sulla quinta e sull'ottava sillaba:

9
Il giòrno fu pièno di làmpi; 
ma óra verrànno le stélle,
le tàcite stélle. Nei càmpi
c'è un brève gre gré di ranèlle.
Le trèmule fóglie dei piòppi
trascórre una giòia leggièra.
(G. Pascoli)

DECASILLABO

 ha gli accenti ritmici sulla terza, sulla sesta e sulla nona sillaba

10

Soffermàti sull'àrida spónda,
volti i guàrdi al varcàto Ticìno
(A. Manzoni)

L'ENDECASILLABO composto da 11 sillabe è il verso più classico. Gli schemi più usati per gli accenti principali sono: sulla sesta e sulla decima sillaba; sulla quarta, ottava e decima; sulla quarta, settima e decima.

"Con/si/de/ra/te /la/ vos/tra/ se/men/za/  (D.Alighieri)


Nel Novecento si diffondono versi che non corrispondono per numero di sillabe e per accenti a quelli della tradizione: i versi liberi.

(prof. Pisani)


teoria - pag.2

IL RITMO

Il ritmo è la cadenza musicale che si crea dentro i versi e dentro le strofe. Esso è dato dal numero delle sillabe del verso e dagli accenti ritmici. 

Si possono avere ritmi diversi a seconda della posizione degli ictus:

  • RITMO REGOLARE: gli accenti cadono sempre sulle stesse posizioni in ogni verso
  • RITMO LENTO: gli accenti sono distanziati e le pause sono frequenti
  • RITMO VELOCE: gli accenti sono ravvicinati e le pause sono poche
  • RITMO VARIATO: mosso, gli accenti cadono su posizioni differenti nei versi

Velocità e variabilità del ritmo contribuiscono a dare un senso piuttosto che un altro al testo: un ritmo regolare dà una sensazione di stabilità, uno variato una sensazione di maggior movimento; un ritmo lento e spezzato si adatta a decrivere determinati sentimenti, un ritmo solenne sottolinea un ideale eroico di vita.

Gli altri elementi che modificano il ritmo di una poesia sono la CESURA e l' ENJAMBEMENT.

La cesura (dal latino taglio) è una pausa metrica all'interno del verso che può coincidere, ma non necessariamente, con una pausa sintattica determinata dai segni di punteggiatura (virgola, punto fermo, puntini di sospensione)
Es: O speranze, speranze;//ameni inganni (G. Leopardi)

L'enjambement dal francese inarcatura o spezzettatura consiste nella non coincidenza dell'unità logico sintattica (la frase) con l'unità metrica (il verso), per cui alcune frasi cominciano in un verso e si concludono in quello successivo, con la spezzatura, la separazione di due elementi della frase sintatticamente legati (soggetto/ verbo; /nome/ aggettivo ecc...)

Es:  l'aggettivo dal nome
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete (G. Leopardi)

(prof. Pisani)


teoria - pag.3

Per misurare e nominare il verso è necessario "contare" le sillabe che lo compongono, secondo determinate regole.

Le FIGURE METRICHE che modificano il computo delle sillabe sono:

  •  sinafale o fusione: fusione in una sola sillaba della vocale finale di una parola e della vocale iniziale della parola successiva.

…e il naufragar m'è dolce in questo mare (G. Leopardi, L'infinito, v. 15);

  • diafèle o iato: fenomeno opposto alla sinalefe per il quale la vocale finale di una parola e la vocale iniziale della parola successiva formano due sillabe distinte.

Gemmea l'aria, / il sole così chiaro (G. Pascoli, Novembre, v. 1);

  • dièresi: separazione di due vocali formanti dittongo, per cui, invece di una sillaba, se ne hanno due.


…Forse perchè della fatal quiete (
U. Foscolo, Alla sera, v. 1);

  • sinèresi: fenomeno opposto alla dieresi, per cui sono considerate come unica sillaba due o tre vocali della medesima parola non formanti dittongo o trittongo.

Ed erra l'armonia per questa valle (G. Leopardi, Il passero solitario, v. 4)


Anche l'accento dell'ultima parola del verso può modificare il conteggio delle sillabe:

  • se è piana (accento sulla penultima sillaba), il verso ha il numero preciso di sillabe indicato dal suo nome (es: da/to/ il/ mor/tal/ so/spì/ro/ - settenario piano, 7s)
  • se è sdrucciola (accento sulla terzultima sillaba), ha una sillaba in più (es: stet/te la/ spo/glia im/mè/mo/re settenario sdrucciolo: 8s);

(prof. Pisani)


teoria - pag.4

La RIMA
Nella versificazione italiana si distinguono i seguenti tipi principali di rime:

rima baciata

(o accoppiata)aa bb cc

rima incrociata

(o abbracciata)ab ba o anche cdc cdc

rima alterna

(o alternata)ab ab ab ab

O cavallina, cavallina storna
che portavi colui che non ritorna

(G. Pascoli, La cavalla storna

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono

di quei sospiri ond'io nudriva 'l core

in sul mio primo giovenile errore

quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono

(F. Petrarca, Canzoniere)

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'imago, a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zefiri sereni

(U. Foscolo, Alla sera).

Aggiungendo una terza rima alla rima alternata e alla rima incrociata si ottengono altri tipi di rime:

rima incatenata

se le rime sono legate a catena (es. aba bcb cdc)

rima ripetuta (o replicata)

se le rime si susseguono rispettando sempre lo stesso ordine (es. abc abc abc),

rime invertite

se le rime si susseguono in senso inverso (es. abc acb)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza"
e volta nostra poppa nel mattino,
dei remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
Li miei compagni fec'io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti

(D.Alghieri, Inferno) 

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde svoente
di me medesmo meco mi vergogno;
et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

(F. Petrarca, Canzoniere)

(l'acque)

cantò fatali, ed il diverso esiglio,

per cui bello di fama e di sventura

baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,

o materna mia terra; a noi prescrisse

Il fato illacrimata sepoltura.

(U. Foscolo, A Zacinto)

(prof. Pisani)


esercizi - pag.1

Esercizio n . 1 (Individuazione)

Segna gli accenti ritmici principali sui seguenti versi e definiscine la tipologia:

Cigola la carrucola del pozzo,

l'acqua sale alla luce e vi si fonde  (E. Montale)

 Sempre caro mi fu quest'ermo colle (G. Leopardi)

 Ed erra l'armonia per questa valle (G. Leopardi)

 Infine,

o ho pienamente ragione, 

i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire! (A. Palazzeschi)

Taci. Su le soglie

del bosco non odo

parole che dici

umane: ma odo

parole più nuove

che parlano gocciole e foglie 

lontane. (G .D'Annunzio)

(prof. Pisani)


esercizi - pag.2

Esercizio. 2 (Creatività)

La rima, come l'allitterazione, la paranomasia, l'onomatopea e altre figure di suono si trova non solo nella poesia ma anche nelle filastrocche popolari. In tal caso la rima svolge un'importante funzione, quella mnemonica.
Cerca filastrocche popolari, proverbi, frasi pubblicitarie che contengano la rima come nell'esempio:

Apelle, figlio d'Apollo
fece una palla di pelle di pollo
Tutti i pesci vennero a galla
per vedere la palla di pelle di pollo
fatta da Apelle, figlio di Apollo

(prof. Pisani)


esercizi - pag.3

Esercizio n. 3

Componi uno slogan in rima. Puoi inventarne diversi: contro la guerra, contro il fumo, l'inquinamento per rivendicare un diritto a cui tieni molto.

Esempi:

"Chi inquina si rovina"
"Chi rispetta l'ambiente non lo sporca per niente"

(prof. Pisani)

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