le Lingue Artificiali
l'Esperanto

testo - pag.1

I PROVERBI

ESPERANTO
ITALIANO
Okazo kreas steliston
L'occasione crea il ladro
Al cevalo donacita oni buson ne esploras
A caval donato non si guarda in bocca
Kiu vivos, tiu vidos
Chi vivrà, vedrà
Se junulo ne lernis, maljunulo ne scias
Se un giovane non impara, da vecchio non sa
Juneco ne scias, maljuneco ne povas

La giovinezza non sa, la vecchiaia non può

dalla tesi di laurea di Pierfrancesco Naccarato, L'esperanto: la storia, la comunità, le problematiche, la lingua (2010; 542 pagine)

(prof. Pisani)


lessico - pag.1

L'alfabeto dell'Esperanto è formato da 28 lettere e si basa sul principio: "per ogni lettera un solo suono e per ogni suono una sola lettera". L'accento tonico cade regolarmente sempre sulla penultima sillaba.
L'articolo ha una forma unica, la: si dice pertanto la homo, la libroj, la abelo. I nomi propri non sono preceduti da articolo. Non esiste l'articolo indeterminativo.
Per il lessico Zamenhof aveva notato che in molte lingue europee sia il femminile che varie derivazioni seguivano una logica suffissale (rex/regina, gallo/gallina, heroe/heroine), mentre i contrari seguivano una logica prefissale (fermo/malfermo, rostom/malo-rostom, in russo per "alto/asso").
Quando non si potrà ricorrere a radici comuni, Zamenhof conierà i propri termini secondo un criterio distributivo, privilegiando le lingue neolatine, seguite da quelle germaniche e slave. Ne deriva che, se si esamina una lista di parole in Esperanto, il parlante di qualsiasi lingua europea troverà molti termini riconoscibili perchè identici o affini ai propri, altri stranieri che in qualche modo già conosce, alcuni termini a prima vista ostici ma che, una volta appresone il significato, risultano riconoscibili, infine un numero ragionevolmente ridotto di termini ignoti da apprendere ex novo.

 La ricerca della lingua perfetta di U.Eco, Laterza 1994, p.351-352.

(prof. Pisani)


guida - pag.1

«Tutti comprendono l'importanza che hanno i proverbi in ogni lingua. Nella forma di frasi brevi e facili da memorizzare, i proverbi contengono un grande tesoro di saggezza popolare e con un piccolo proverbio a volte si riesce a esprimere un'idea meglio che con un lungo discorso. La conoscenza dei proverbi è necessaria per una perfetta conoscenza della lingua».

Con queste parole, Markus Zamenhof nel 1905 dà alle stampe la sua raccolta di detti popolari russi, polacchi, francesi e tedeschi.
Dopo averlo osteggiato negli anni dell'adolescenza, in seguito il padre di Ludwik si convince dell'utilità dell'esperanto e gli permette di curare la traduzione della sua opera, che uscirà nel 1910 con il titolo Proverbaro Esperanta. In essa sono riuniti oltre duemila proverbi appartententi a diverse tradizioni culturali europee.

(prof. Pisani)


teoria - pag.1

L'esperanto è una lingua pianificata, sviluppata tra il 1872 e il 1887 dall'oftalmologo polacco di origini ebraiche Ludwik Lejzer Zamenhof.

È la più conosciuta e utilizzata tra le lingue ausiliarie internazionali (LAI).

Il nome Esperanto fu universalmente adottato in quanto l'autore aveva firmato il suo libro con lo pseudonimo di Doktoro Esperanto (dottore speranzoso).

L'idea di un linguaggio comune, come veicolo di conoscenza, di comprensione e di tolleranza, era alla base dei suoi pensieri. La lingua per lui non era uno scopo in sé, e non aveva una finalità esclusivamente pratica, ma rappresentava un mezzo per raggiungere un ideale.

Lo storico Privat, che conobbe personalmente il creatore dell'Esperanto racconta:

"Lo Zamenhof presagì che sarebbe arrivato il giorno in cui l'umanità avrebbe cercato la propria anima e allora avrebbe sentito il bisogno di un mezzo per esprimere i propri sentimenti. Questa convinzione lo spinse alla creazione non soltanto della lingua ma anche della letteratura la quale ha dato certamente le ali al movimento esperantista con i suoi congressi, i suoi giornali, la sua produzione letteraria".

L'esigenza di una lingua ausiliaria cominciò ad essere avvertita già nel XVIII secolo, parallelamente al bisogno di semplificare i contatti linguistici tra parlanti lingue diverse.

Ma è nell'Ottocento che si riportano alla luce progetti di lingue inventate la cui vocazione ausiliaria, come sostiene Bausani (1974), è determinata da fini pratici e utilitaristici.

Tali progetti, infatti, sono volti alla creazione di uno strumento linguistico di rapido apprendimento, facile da pronunciare e da scrivere destinato a parlanti una lingua materna diversa e a fini soprattutto commerciali.

La diffusione dell'Esperanto ha sempre incontrato ostacoli enormi tra i potentati linguistici, spesso legati ad interessi e tirannie reazionarie che vedevano in esso un simbolo di unità popolare al di sopra delle barriere nazionalistiche.

Riferimenti bibliografici

U. Eco, La ricerca della lingua perfetta, Roma-Bari, Laterza, collana Fare l'Europa, 1993.
L. Todolini, L'esperanto in Emilia Romagna- I Luoghi, Gli Eventi, I Protagonisti, Bologna, Edizioni Cerer, 1989.
A. Chiti-Batelli, La comunicazione internazionale tra politica e glottodidattica- L'Esperanto cento anni dopo, Marzorati Editore, 1987.

sito intenet della Federazione Esperantista Italiana: www.esperanto.it

(prof. Pisani)


esercizi - pag.1

Esercizio  n.1

Ascolta la canzone Centro del mundo dei Radiodervish e annota le sensazioni da essa suscitate.

 Il testo è scritto in cinque diverse lingue: sai indovinare di quali lingue si tratta? Perchè gli autori hanno scritto questa canzone usando più lingue? Secondo te, sono riusciti nel loro intento? Confronta le tue impressioni con quelle dei tuoi compagni, in particolare con quei compagni che a casa parlano una lingua diversa dall'italiano e annota, se ci sono, delle differenze, cercando di capirne il motivo.

(prof. Pisani)


esercizi - pag.2

Esercizio  n. 2 (Traduzione)

Di seguito è riportata la trascizione della canzone Centro del mundo dei Radiodervish.

La canzone è scritta in cinque lingue diverse: l'arabo, l'italiano, l'inglese, il francese e lo spagnolo.

Prova a tradurla in italiano senza usare un vocabolario. Spiega se è stato facile o difficile e il motivo della tua risposta. Probabilmente sei riuscito a tradurre anche parole di lingue che non hai mai studiato.

Conosci parole straniere che si usano comunemente anche in italiano? Secondo te perchè succede? Conosci parole italiane che si usano anche in altre lingue?

Centro del Mundo

Look at me
Across the border
To Paris boulevard
Je me souviens now
do centro del mundo
that's rising into my mind

Follow me, meravigliosa
no homeland and no disguise
my rendez-vous c'est
au centro del mundo
ni tengo nombre tonight

Am I in no time?
Am I in no space?
Au centro del mundo
centro del mundo

Before I die
quiero salir de esta vida
to be inside
mi casa is called now
el centro del mundo
es mi destino to fly

From a tribe
venue d'etoiles
pour chercher des espoires
my rendez-vous c'est
au centro del mundo
that's rising into my mind

Am I in no time?
Am I in no space?
Au centro del mundo...

(Radiodervish, 2011)

 

(prof. Pisani)


esercizi - pag.3

Esercizio n. 3

Si invitano gli studenti a formare  un gruppo di 5 o 6 studenti che hanno origini diverse e si chiede loro di produrre un breve componimento in forma di narrazione, dialogo, poesia  utlizzando termini dialettali o di lingue diverse dall'italiano purchè di facile comprensione. Si possono usare parole non italiane in particolare per esprimere concetti che non sono ben rappresentati in lingua italiana.

Dei termini che avrete usato discutete se si tratta di forestierismi insostituibili (come ad esempio saudade), utili (come computer) e superflui (come naif).

(prof. Pisani)