Testi Letterari
Prosa: la narrazione

testo - pag.1

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l'albero con riverenza e chiese: "Sei tu l'albero della vita?". Ma quando, invece dell'albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.
E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese: "Sei tu l'albero della vita?".
Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillà, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell'infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio, come di resina e di miele, ma anche come di un bacio di donna. 

Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l'ignoto, verso il magicamente prefigurato.Pictor scorse un uccello sull'erba posato e di luminosi colori ammantato, di tutti i colori il bell'uccello sembrava dotato. Al bell'uccello variopinto egli chiese: "Uccello, dove è dunque la felicità?".

"La felicità?" disse il bell'uccello e rise con il suo becco dorato, "la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli". 

Con queste parole l'uccello spensierato scosse le sue piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un'ultima volta e poi rimase seduto immobile, seduto fermo nell'erba, ed ecco: l'uccello era diventato un fiore variopinto, le piume si erano trasformate in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l'uccello si era fatta pianta. Pictor vide questo con meraviglia.

E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più radici, scuotendosi un po' si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell'aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia. 

Ma la nuova farfalla, l'allegra variopinta farfalla-fiore-uccello, il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erbe e piante, come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire. Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo a la tirò a sè. Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica, che sembrava irraggiargli nel cuore il presentimento di una piena beatitudine. 

All'improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell'orecchio:" La pietra ti trasforma in quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!". 

Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in un albero. Giacchè più di una volta aveva desiderato essere albero, perché gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità. 

Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l'alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell'azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli. 

L'albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d'albero. Finalmente potè vedere, e divenne triste. 

Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto anzi scorreva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sè più d'un albero scomparire all'improvviso: uno si era sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando. Elefanti prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori. 

Lui invece, l'albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell'aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell'abbattimento, e perdono ogni bellezza. 

Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione.

Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un cespuglio l'accarezzò lieve con le sue propaggini, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse. 

Quando l'albero Pictor scorse la fanciulla, gli prese un grande struggimento, un desiderio di felicità come non gli era ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perché era come se il suo stesso sangue gli gridasse :" Ritorna in te! Ricordati in questa ora di tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità". Ed egli ubbidì. Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell'uccello che allora aveva riso e dell'albero con la luna e il sole; gli prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono.

La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell'albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario?

L'albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sè ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimè, perché si era lasciato raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Ohi, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal segreto della vita? No, anche allora l'aveva oscuramente sentito e presagito, ohimè! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all'albero che era fatto di uomo e di donna!

Venne volando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e bello, mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, splendette di tanta familiarità tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità.
Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui.

Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria.

Era trasformato. E poichè questa volta aveva raggiunto la vera, l'eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell'istante potè continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.

Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", aveva in sè luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo.

  Hermann Hesse, Favola d'Amore, Fiabesca, 1996.

(prof. Pisani)


lessico - pag.1

flusso del divenire: dalla teoria del filosofo greco Eraclito secondo il quale il mondo è un flusso perenne in cui "tutto scorre" (panta rei), analogamente alla corrente di un fiume le cui acque non sono mai le stesse.

La forma dell'essere è quindi il divenire, poiché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione, ed anche ciò che sembra statico e fermo è in realtà dinamico.

(prof. Pisani)


guida - pag.1

La favola di Hermann Hesse del 1922 è illustrata dallo stesso autore.

Il manoscritto originale, Le trasformazioni di Pictor, è corredato da illustrazioni dipinte in acquerello, dedicate a Ruth Wenger, cantante lirica che divenne sua seconda moglie due anni dopo la pubblicazione del racconto.
Pictor, il protagonista, rappresenta l'eroe che nel suo percorso deve calarsi nella staticità del reale, per apprezzare il valore del divenire. Ma chi cresce e si fa consapevole impara, scrive Hesse, "a non desiderare essere altro di ciò che egli è. Questa è patria e felicità".

(prof. Pisani)


teoria - pag.1

SCOPO

  • Evidenzia passioni e ideali degli uomini per conservarne la memoria
  • Risponde ad un bisogno di affabulazione insito nell'uomo sin dalle origini dell'umanità

CARATTERISTICHE

É un testo orale o scritto in cui una voce narrante racconta avvenimenti, reali o immaginari, disposti in una successione temporale e in una concatenazione causale.
Un testo narrativo ha:
  • una STORIA
  • un NARRATORE

Una narrazione o un racconto si presenta come un'unità in cui si intrecciano STORIA e DISCORSO.

La storia o FABULA è la successione logica e cronologica degli eventi.
Il discorso o INTRECCIO riguarda il modo in cui il narratore riferisce la storia.
Quando si legge una narrazione si passa continuamente dal livello della storia al livello del discorso e viceversa.

Raramente fabula e intreccio coincidono (questo avviene nei racconti cosmogonici come la genesi). L'intreccio presenta il più delle volte sfasature (anticipazioni, digressioni...) rispetto alla successione lineare degli avvenimenti. Queste possono essere di due tipi:

prolessi o flashforward: quando vegono anticipati fatti che accadranno dopo, creando attesa e coinvolgimento nel lettore

analessi o flashback: per riprendere fatti accaduti in precedenza, necessari alla comprensione della storia.

Per distinguere i due livelli è opportuno:

  • individuare la fabula e l'intreccio evidenziandone le sequenze narrative
  • esaminare lo schema narrativo che si compone di cinque elementi:
PROLOGO O SITUAZIONE INIZIALE
si introduce l'argomento; si delineano le situazioni narrative e il sistema dei valori dei personaggi. Può informare sull'antefatto o anticipare sui contenuti e la morale della storia. Può essere:
• in equilibrio
• conflittuale
ESORDIO
turba l'equilibrio iniziale e mette in moto l'azione vera e propria.
PERIPEZIE O MUTAMENTI
conseguenze dell'azione complicante che determinano un miglioramento o un peggioramento.
SPANNUNG O ACME
momento di massima tensione in cui l'azione culmina o precipita.
SCIOGLIMENTO O SITUAZIONE FINALE
l'evento che chiude la vicenda in bene o in male e favorisce una nuova situazione.
  • riconoscere i personaggi principali o secondari nei loro ruoli e nelle loro funzioni
  • individuare il tempo e lo spazio in cui si svolge la storia 
  • individuare il punto di vista adottato dallo scrittore

Attenzione! In un testo narrativo non sempre tutti i momenti sono presenti nell'ordine citato:

  • il prologo può mancare e la storia può iniziare dall'esordio
  • il prologo può essere rinviato più avanti nello schema, anche in fase finale
  • lo scioglimento può mancare o coincidere con la Spannung, cioè con il punto di massima tensione narrativa.

(prof. Pisani)


teoria - pag.2

LE SEQUENZE


Per entrare dentro il testo e far luce sui fatti, sui motivi e sui temi che l'autore ha voluto comunicare è utile smontare il testo in sequenze.

Ogni sequenza è un'unità minima di significato, una porzione di racconto che ha un contenuto coerente e sufficientemente autonomo.
Le sequenze, pur essendo facilmente individuabili, non seguono regole rigide nella loro suddivisione. La segmentazione di un testo è soggettiva. L'unica regola rigida è che ogni sequenza abbia al suo interno unità e compiutezza.
I testi narrativi a largo respiro, come i romanzi, possono essere scomposti anche in sequenze molto ampie che comprendono un intero episodio, le macrosequenze. Queste abbracciano uno o più capitoli.
Le micorosequenze, al contrario, sono costituite da una ristretta porzione narrativa isolabile all'interno di una sequenza ad esempio l'azione di un singolo personaggio.

Come fare per individuare il passaggio tra una sequenza e l'altra?
É necessario tenere presente dei confini precisi che possono essere segnalati da:

  • mutamento di tempo (il giorno, oggi, la sera prima…)
  • mutamento di luogo
  • mutamento di un'azione
  • entrata o uscita di un personaggio
  • diversa modalità narrativa: descrizione, narrazione, dialogo, riflessione…
  • mutamento di contenuto cioè il passaggio da un tema all'altro, di un evento ad un altro
  • indicazioni grafiche spesso marcate: doppia o tripla interlinea, capoversi rientrati   

Le sequenze possono essere collegate tra loro da rapporti di causa-effetto o da nessi temporali
Individuata la sequnza deve essere nominata attraverso:

  • una breve frase sintetica
  • una frase nominale, cioè senza il verbo
  • una funzione

(prof. Pisani)


teoria - pag.3

TIPOLOGIE DI SEQUENZE

 

NARRATIVE

Quando narrano lo svolgimento di un'azione e l'evolversi della storia.

Sono dinamiche, perché in esse avviene lo sviluppo dell'azione, "portano avanti" la trama, raccontano e registrano le azioni dei personaggi e i fatti, gli avvenimenti in cui essi sono coinvolti.

DESCRITTIVE

Quando descrivono persone, oggetti, situazioni.

Sono statiche perché rallentano l'azione narrativa e lo svolgersi degli eventi.

Sono indispensabili in un racconto perché forniscono le informazioni su cose e persone per un maggiore inquadramento della storia.

RIFLESSIVE 

Quando riportano pensieri, giudizi, meditazioni su un personaggio o un accadimento, anche attraverso la voce stessa del narratore.

Sono statiche perché frenano l'andamento degli eventi. Spesso una sequenza narrativa si presenta nella forma mista descrittiva e riflessiva.

ESPRESSIVE
Quando presentano emozioni, stati d'animo, sensazioni, atmosfere.
DIALOGATE
 Quando sono riportati i discorsi diretti dei personaggi.
Sono dinamiche, perché contribuiscono allo sviluppo del racconto attraverso le battute di un dialogo.

(prof. Pisani)


esercizi - pag.1


Esercizio n. 1

Svolgi il lavoro sul testo individuando i momenti fondamentali della narrazione e la tipologia di sequenze presenti e definisci sinteticamente il contenuto di ciascuna di esse.

MOMENTI DELLA NARRAZIONE
"FAVOLA D'AMORE"
SEQUENZE

PROLOGO O SITUAZIONE INIZIALE

 
ESORDIO
 
 
PERIPEZIE O MUTAMENTI
 
 
SPANNUNG O ACME
 
SCIOGLIMENTO O
SITUAZIONE FINALE
 
 

(prof. Pisani)


esercizi - pag.2

Esercizio. n. 2

Ascolta la canzone Favola di Eros Ramazzotti  tratta dall'album "Tutte storie" (1993) e rifletti su come essa possa essere introdotta nelle discussioni che riguardano la letteratura (le scelte di argomenti, la periodizzazione).
Quali parti del testo originale sono riprese nella canzone?

E raccontano che lui si trasformò
in albero e che fu
per scelta sua che si fermò
e stava lì a guardare
la terra partorire fiori nuovi

Così
fu nido per conigli e colibrì
il vento gl'insegnò i sapori di
di resina e di miele selvatico
e pioggia lo bagnò

La mia felicità - diceva dentro se stesso -
ecco... ecco... l'ho trovata ora che
ora che sto bene
e che ho tutto il tempo per me
non ho più bisogno di nessuno
ecco la bellezza della vita che cos'è

"Ma un giorno passarono di lì
due occhi di fanciulla
due occhi che avevano rubato al cielo
un po' della sua vernice"

E sentì tremar la sua radice
quanto smarrimento d'improvviso dentro sé
quello che solo un uomo senza donna sa che cos'è
e allungò i suoi rami
per toccarla....
capì che la felicità non è mai la metà
di un infinito...

Ora era insieme luna e sole
sasso e nuvola
era insieme riso e pianto
o soltanto
era un uomo che cominciava a vivere
ora
era il canto che riempiva
la sua grande
immensa solitudine
era quella parte vera
che ogni favola d'amore
racchiude in sé
per poterci credere

 Eros Ramazzotti, Tutte storie (1993).

(prof. Pisani)


esercizi - pag.3

Esercizio n. 3


Individua e trascrivi le sinestesie presenti nel testo.
(Ricorda: la sinestesia si crea quando si avvicinano parole appartenenti a piani sensoriali diversi)

Esempio: colori caldi (il primo termine richiama una sensazione visiva, il secondo una tattile).



(prof. Pisani)


esercizi - pag.4

Esercizio n. 4

Trascrivi i paragoni/le similitudini presenti nel testo.
La similitudine o il paragone mettono a confronto esseri animati, cose o azioni per trovare i punti in comune. Spesso le antologie assimilano il paragone alla similitudine.

Ricorda che per quanto sottile, esiste una differenza tra le due figure retoriche.

Esempio: il cuore batteva come una campana (la campana e il cuore hanno in comune il battito)

(prof. Pisani)