Oggettive
Funzione

testo - pag.1

Il castello dell'innominato

Il castello dell'Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d'un poggio che sporge in fuori da un'aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendìo piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. I gioghi opposti, che formano, per dir così, l'altra parete della valle, hanno anch'essi un po' di falda coltivata; il resto è schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne' fessi e sui ciglioni.
Dall'alto del castellaccio, come l'aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all'intorno tutto lo spazio dove piede d'uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto. Dando un'occhiata in giro, scorreva tutto quel recinto, i pendìi, il fondo, le strade praticate là dentro. Quella che, a gomiti e a giravolte, saliva al terribile domicilio, si spiegava davanti a chi guardasse di lassù, come un nastro serpeggiante: dalle finestre, dalle feritoie, poteva il signore contare a suo bell'agio i passi di chi veniva, e spianargli l'arme contro, cento volte. E anche d'una grossa compagnia, avrebbe potuto, con quella guarnigione di bravi che teneva lassù, stenderne sul sentiero, o farne ruzzolare al fondo parecchi, prima che uno arrivasse a toccar la cima. Del resto, non che lassù, ma neppure nella valle, e neppur di passaggio, non ardiva metter piede nessuno che non fosse ben visto dal padrone del castello. Il birro poi che vi si fosse lasciato vedere, sarebbe stato trattato come una spia nemica che venga colta in un accampamento. Si raccontavano le storie tragiche degli ultimi che avevano voluto tentar l'impresa; ma eran già storie antiche; e nessuno de' giovani si rammentava d'aver veduto nella valle uno di quella razza, né vivo, né morto.
Tale è la descrizione che l'anonimo fa del luogo: del nome, nulla; anzi, per non metterci sulla strada di scoprirlo, non dice niente del viaggio di don Rodrigo, e lo porta addirittura nel mezzo della valle, appiè del poggio, all'imboccatura dell'erto e tortuoso sentiero. Lì c'era una taverna, che si sarebbe anche potuta chiamare un corpo di guardia. Sur una vecchia insegna che pendeva sopra l'uscio, era dipinto da tutt'e due le parti un sole raggiante; ma la voce pubblica, che talvolta ripete i nomi come le vengono insegnati, talvolta li rifà a modo suo, non chiamava quella taverna che col nome della Malanotte.

A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XX

(proff. Galeotti e Vecchi)


lessico - pag.1

era a cavaliere = sovrastava, dominava

angusta e uggiosa = stretta e cupa

poggio = altura

aspra giogaia = catena montuosa

congiunto = unito

erto = ripido

nelle falde = sui versanti

I gioghi opposti = le cime opposte, sull'altro lato della stretta valle

ne' fessi = nelle fenditure, nelle spaccature della roccia

e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto = il Manzoni ti indica il senso di onnipotenza di questo malvagio signore che non riconosce al di sopra di sé neppure Dio

scorreva = osservava, percorreva con lo sguardo, teneva sotto controllo

dalle feritoie = le strette finestre di un castello, che servivano per osservare i dintorni e scagliar frecce contro i nemici che avanzano, senza correre il rischio di essere colpiti da una freccia

a bell'agio = a suo piacimento e con comodo

non ardiva metter piede nessuno = non aveva il coraggio di avventurarsi nessuno

Il birro = il poliziotto

Sur = sopra

(proff. Galeotti e Vecchi)


guida - pag.1

Dal testo alla teoria

Nel testo ti abbiamo già sottolineato una proposizione subordinata oggettiva. Prova a individuare altre subordinate di altri tipi per verificare se hai compreso le spiegazioni teoriche. Vi sono, per esempio, alcune relative sia proprie che locative.

Prova a trasformare le subordinate nei rispettivi complementi o cerca dei complementi da trasformare in subordinate.

Nel testo sono presenti anche delle indipendenti? Saresti in grado di individuarle? Puoi provarci assieme ad un tuo compagno.

Oltre il testo

Sicuramente già conosci il brano che ti abbiamo proposto e, se ancora non lo hai fatto, con l'aiuto della tua insegnante puoi stabilire una serie di confronti tra alcuni dei luoghi del romanzo manzoniano: il palazzotto di Don Rodrigo e il castellaccio dell'Innominato; le varie osterie: quella della Malanotte, quella della Luna piena, quella del paese di Gorgonzola.

Puoi anche compilare delle schede di confronto tra alcuni dei personaggi a tua scelta.

(proff. Galeotti e Vecchi)


teoria - pag.1

La proposizione oggettiva è una proposizione che svolge la funzione di complemento oggetto nei confronti del verbo della sua reggente, il quale, come puoi facilmente intuire, NON DEVE GIÀ AVERE UN COMPLEMENTO OGGETTO.

Esempio: Il senato stabilì (reggente senza complemento oggetto: che cosa stabili?) che Cincinnato diventasse dittatore (oggettiva)

 La oggettiva è dunque retta da:

verbi che indicano un fatto reale (raccontare, sostenere, riferire, dire, affermare, ...) --> il generale annunciò che la guerra era finita  (il complemento oggetto di annunciò è: la fine della guerra)

verbi che indicano un'attività dei sensi (vedere, ascoltare, sentire, percepire, ...) --> vedo piovere (il complemento oggetto di vedo è: la pioggia)

verbi o espressioni che indicano attesa, incertezza, dubbio (temere, supporre, dubitare, avere il dubbio, ...) --> temo di dover andare dal dentista (il complemento oggetto di temo è: la visita dal dentista)

- verbi o espressioni che esprimono opinione, ordine, volontà (volere, ordinare, imporre, essere dell'opinione, ...) --> tutti ritengono che tu sia una brava persona

Ricorda: nei primi due casi nella subordinata oggettiva esplicita troverai verbi prevalentemente all'indicativo, (sento che Gigi mi ama) negli altri due li troverai al congiuntivo (temo che Gigi non mi ami)

Le proposizioni oggettive, come tutte le subordinate possono essere implicite o esplicite, gli esempi e la tabella ti aiutano a distinguere:

Esempi: sento arrivare un temporale (oggettiva implicita) / sento che arriva un temporale (oggettiva esplicita) 

FORMA
MODO DEL VERBO
ELEMENTO INTRODUTTIVO
esplicita
indicativo, congiuntivo, condizionale
che (congiunzione)
implicita
infinito
di (oppure nulla)

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.1

ESERCIZIO 1

Individua e distingui nelle frasi seguenti solo le subordinate oggettive e quelle soggettive (non sempre ci sono):

- Giunto in riva al mare, mi pareva di vedere il mondo con occhi nuovi, di rinascere alla vita

- Il ciambellano informò la popolazione che tutti erano invitati al gran ballo a corte

- Quando pensava alla sua vecchia casa gli venivano le lacrime agli occhi

- Mi sembra che possa piovere

- Temo che possa piovere

- Desidero che la mia nonna si sieda accanto a me quando mi sposerò

- Il ladro affermava di avere rubato perchè sul formaggio c'era scritto "DA GRATTARE"

- Non mi piace che tu frequenti quel gruppo di fannulloni e perdigiorno

- Sento nelle ossa che sta tornando la primavera

- La donna affermava di non sapere nulla, ma era invece chiaro che sapeva qualcosa o forse tutto

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.2

ESERCIZIO 2

Trasforma le subordinate oggettive dell'esercizio 1 nel corrispondente complemento oggetto. Lavora e confrontati con un compagno per consolidare questa competenza.

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.3

ESERCIZIO 3

Cerca in internet una immagine di un castello nei territori del romanzo di Manzoni e descrivilo inserendo nel tuo testo almeno 5 subordinate oggettive. Altrimenti puoi serviti di questa foto.

Castello dell'Innominato

(proff. Galeotti e Vecchi)