Definizione
Frase semplice (o proposizione)

testo - pag.1

STORIA DEL RE GRECO E DEL MEDICO DUBAN - parte 2°

... Il re fece quanto gli si chiedeva e, quando giunse sul luogo destinato al giuoco del pallamaglio a cavallo, il medico gli si avvicinò con il maglio che aveva preparato e porgendoglielo disse:
«Tenete, Sire; esercitatevi con questo maglio, spingete con esso questa palla lungo la piazza finché non vi sentirete la mano e il corpo sudati. Quando il rimedio che ho racchiuso nel manico di questo maglio si sarà riscaldato col calore della vostra mano, vi penetrerà in tutto il corpo; e, appena comincerete a sudare, dovrete interrompere quest'esercizio, perché il rimedio avrà raggiunto il suo effetto. Appena sarete di ritorno a palazzo, entrate in bagno e fatevi ben lavare e strofinare; poi andate a letto e domani mattina, alzandovi, sarete guarito.» ... Il re prese il maglio e spinse il suo cavallo dietro la palla che aveva lanciato. La colpì e gli ufficiali che giocavano con lui gliela rinviarono. La colpì di nuovo, e insomma il giuoco durò tanto a lungo che la sua mano sudò come tutto il suo corpo. Così il rimedio racchiuso nel manico del maglio agì come aveva detto il medico. Allora il re smise di giocare, se ne ritornò a palazzo, entrò nel bagno e osservò esattamente quanto gli era stato prescritto. Se ne trovò benissimo. Infatti il giorno dopo, alzandosi, si accorse con stupore pari alla gioia, che la lebbra era scomparsa e che il suo corpo era così liscio come se non fosse mai stato colpito da questa malattia. Appena vestito, entrò nella sala delle pubbliche udienze, salì sul trono e si mostrò a tutti i suoi cortigiani, accorsi di buon'ora per la premura di conoscere il risultato del nuovo rimedio. Quando videro il re perfettamente guarito, tutti manifestarono una gioia immensa.

Il medico Duban entrò nella sala e andò a prosternarsi ai piedi del trono, col viso a terra. Il re, avendolo scorto, lo chiamò, lo fece sedere accanto a sé e lo mostrò all'assemblea, rivolgendogli pubblicamente tutte le lodi che meritava. Ma il principe non si accontentò di questo. Poiché quel giorno offriva un banchetto a tutta la sua corte, lo fece mangiare alla sua tavola, solo con lui e, sul finire del giorno, quando volle congedare l'assemblea, lo fece rivestire di un abito lungo e ricchissimo, simile a quello che di solito i suoi cortigiani portavano alla sua presenza, e gli fece dare, inoltre, duemila zecchini. Il giorno dopo e gli altri che seguirono, non cessò di vezzeggiarlo. Insomma quel principe, credendo di non poter mai riconoscere abbastanza gli obblighi che aveva verso un medico così abile, lo colmava ogni giorno di nuovi benefici. ...

Le Mille e una Notte, racconti arabi raccolti da Antoine Galland, vol.1, De Agostini

(proff. Galeotti e Vecchi)


lessico - pag.1

prescritto (agg.) = ordinato, generalmente da un medico o da un regolamento o legge; la ricetta che il medico fa al paziente si chiama anche prescrizione

premura (n.) = cura, attenzione, sollecitudine verso qualcuno; la parola però significa anche fretta: "ho premura" sta per "ho fretta"

congedare l'assemblea = lasciare liberi di andarsene quanti si sono radunati, nel testo di esempio vengono lasciati liberi i sudditi accorsi

zecchino (n.) = antica moneta d'oro (di certo hai sentito parlare degli zecchini d'oro di Pinocchio)

vezzeggiare (v.) = trattare amorevolmente, fare molti complimenti

di non poter mai riconoscere abbastanza gli obblighi = di non potersi sdebitare a sufficienza

beneficio (n.) = nel testo: dono, regalo; in generale indica qualcosa con cui si giova materialmente ad una persona, cioè le si garantisce un vantaggio economico.

(proff. Galeotti e Vecchi)


guida - pag.1

Dal testo alla teoria

Questo è ciò che trovi alla pagina della teoria: "Un insieme di parole legate tra loro da un senso logico, grammaticale e sintattico si dice frase."

Capisci dunque che qualunque testo sensato è costituito da un certo numero di frasi, tra cui minime, semplici, composte, complesse.

Nel brano che hai a disposizione trova degli esempi di ogni tipo; se non ne trovi, confrontati con i tuoi compagni e chiedi l'aiuto dell'insegnante ed eventualmente manipola il testo per ottenere ciò che ti serve.

(proff. Galeotti e Vecchi)


guida - pag.2

Oltre il testo

Il testo che ti presentiamo, suddiviso in tre parti, è tratto dalla famosa raccolta anonima di novelle medievali, scritte in arabo ma di antica origine indo-persiana, "Le mille e una notte"; tra le più famose ricorderai certo quelle di Alì Baba, Aladino e Sindbad.

Si tratta di un'opera in cui una storia-cornice racchiude tutto il resto: un re, dopo aver ucciso la moglie infedele, comincia ad odiare le donne a tal punto che ogni sera ne sposa una e poi la uccide all'alba. La bella figlia del suo visir, l'intelligente Shahrazad, si offre volontaria per salvare le altre fanciulle. Ogni notte racconta una storia al re, senza mai concluderla, così guadagna un nuovo giono per finire la storia, che ne porta con sé sempre una nuova. Dopo tante notti trascorse ad ascoltare la fanciulla, il re se ne innamora e abbandona il suo iniziale proposito di vendetta.

La cornice è una struttura narrativa che introduce e accompagna tutta l'opera, raccordando tra loro le singole novelle; la cornice può anche creare diversi livelli della narrazione, se una storia ne contiene un'altra narrata da uno dei suoi personaggi. Una struttura analoga la puoi trovare nel Decameron di Giovanni Boccaccio, ma anche nella raccolta The Canterbuy Tales di Geoffrey Chaucer.

(proff. Galeotti e Vecchi)


teoria - pag.1

Alla pagina della lezione precedente ti abbiamo detto che l'insieme delle parole coerenti, coese e sensate con cui esprimi il tuo pensiero costituisce una frase.

Non sempre, comunque, il pensiero può essere espresso ricorrendo ad una frase semplice, spesso, per esigenze di chiarezza e completezza comunicativa, vi è la necessità di utilizzare una frase complessa.

La frase semplice, che è detta anche proposizione, è quella che si costruisce attorno ad un solo predicato; essa differisce dalla frase minima perché prevede la presenza di alcuni complementi che contribuiscono al significato globale del tuo pensiero.

Esempio: Mei Li corre --> frase minima
              Mei Li corre nel prato dietro casa con il suo cagnolino --> frase semplice

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.1

ESERCIZIO 1

Riscrivi il brano, tratto dal romanzo "Una donna" di Sibilla Aleramo, utilizzado solo frasi semplici. Per fare ciò dovrai manipolarne la forma. Puoi lavorare da solo o con qualche compagno.

- La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch'io ero a sei, a dieci anni, ma come se l'avessi sognata. Un sogno bello, che il menomo richiamo della realtà presente può far dileguare. Una musica, fors'anche: un'armonia delicata e vibrante, e una luce che l'avvolge, e la gioia ancora grande nel ricordo. Per tanto tempo, nell' epoca buia della mia vita, ho guardato a quella mia alba come a qualcosa di perfetto, come alla vera felicità. Ora, cogli occhi meno ansiosi, distinguo anche ne' primissimi anni qualche ombra vaga e sento che già da bimba non dovetti mai credermi interamente felice. Non mai disgraziata, neppure; libera e forte, sì, questo dovevo sentirlo.  Ero la figliola maggiore, esercitavo senza timori la mia prepotenza sulle due sorelline e sul fratello: mio padre dimostrava di preferirmi, e capivo il suo proposito di crescermi sempre migliore. Io avevo salute, grazia, intelligenza – mi si diceva – e giocattoli, dolci, libri, e un pezzetto di giardino mio. La mamma non si opponeva mai a' miei desideri. Perfino le amiche mi erano soggette spontaneamente.

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.2

ESERCIZIO 2

Inventa almeno 10 frasi minime e poi trasformale in frasi semplici o proposizioni, aggiungendo ad ognuna alcuni complementi.

(proff. Galeotti e Vecchi)


esercizi - pag.3

ESERCIZIO 3

Scrivi un articolo su un fatto di cronaca che puoi desumere dai giornali di questa settimana, utilizzando prevalentemente frasi semplici o proposizioni.

(proff. Galeotti e Vecchi)